Open Innovation

Open Innovation: che cos’è e perché tutti vogliono applicarla

L’Open Innovation è un modello di innovazione individuato da uno studioso economista della California, Henry Chesbrough.

Grazie al modello Open Innovation, le aziende possono avvalersi dell’aiuto di partner esterni, come fornitori, Università o StartUp.

Ormai l’Open Innovation è diffusa da oltre 25 anni, ma in Italia ha iniziato a prendere piede concretamente solo negli ultimi anni.

Questa pratica d’innovazione permette una trasformazione dell’azienda sia al suo interno, sia nei rapporti con l’esterno.

L’Open Innovation, pertanto, si può definire come un nuovo approccio strategico e culturale. Grazie a questo tipo di approccio differente ed innovativo, le imprese non si rivolgono solo alle risorse interne per creare più valore ed essere più competitive sul mercato. Inizieranno ad interfacciarsi, infatti, con idee, soluzioni, competenze e strumenti forniti da altri soggetti, come StartUp, Università, Istituti di Ricerca, Fornitori, Programmatori, Consulenti.

Il primo a definire l’Open Innovation: Henry Chesbrough

Il primo che ha fornito una definizione dell’Open Innovation è stato Henry Chesbrough, economista e scrittore statunitense.

Henry Chesbrough è anche Faculty Directr del Garwood Center for Corporate Innovation in California.

L’economista Chesbrough ha riflettuto su come la globalizzazione abbia reso più costosa e rischiosa la Ricerca e Sviluppo. Questo è derivato dal fatto che il ciclo di vita dei prodotti è diventato molto più breve.

Dunque, ha teorizzato la “closed innovation”: una ricerca fatta all’interno dell’impresa non è più sufficiente, nonostante le aziende abbiano paura di non essere più le sole proprietarie delle invenzioni.

In tal modo, ha avviato l’apertura delle aziende al dialogo con l’esterno per apportare, unendo le forze di più parti, innovazioni migliori e più forti per i propri prodotti.

L’Open Innovation, nonostante sia stata teorizzata venticinque anni fa, solo con il tempo è riuscita ad entrare in gran parte delle aziende mondiali. Infatti, c’è stato bisogno di “abbattere” la resistenza culturale che avevano gli imprenditori, per convincerli della funzionalità di questo nuovo modo di fare innovazione in azienda.

Di Mary Roma

Mary Roma Laureata presso l'università Luigi Vanvitelli di Napoli in ingegneria gestionale. Appassionata di Web e di ICT segue con interesse il mondo delle nuove tecnolgie applicate all'industria ed all'impresa.